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La Spalla è una articolazione SCHIAVA


La mobilità articolare della spalla non è il risultato dell’allungamento di un muscolo, ma della capacità del sistema di modificare forma e volume sotto l’azione della respirazione e del carico. Il corpo funziona come un contenitore pressurizzato di fluidi e gas, e il movimento emerge quando la pressione interna può spingere verso l’esterno, consentendo al contenitore di deformarsi senza creare conflitti strutturali.


Il movimento dell’omero è possibile solo se il torace riesce a riorganizzare il proprio volume interno, adattando curvatura e orientamento costale. In questo contesto, espansione significa creare spazio dall’interno, permettendo alle strutture di traslare e ruotare; compressione indica invece una condizione in cui il volume non può redistribuirsi e i tessuti vengono mantenuti in apposizione.


Un torace “rigido” non è tale perché i muscoli sono corti, ma perché la pressione interna è distribuita in modo inefficiente, impedendo il cambiamento di forma necessario al movimento. In assenza di questa adattabilità, il sistema tenta di muovere l’articolazione senza creare spazio, generando compensazioni e stress locali.


Angolo Infrasternale (ISA) e disponibilità di spazio

L’angolo infrasternale (ISA) non rappresenta una postura corretta o scorretta, ma una espressione della morfologia toracica e del modo in cui il torace gestisce volume e pressioni interne. Un ISA che rimane bloccato in una configurazione stabile, indipendentemente dalla sua ampiezza, indica una ridotta capacità del torace di cambiare forma durante il ciclo respiratorio.



In questa condizione, il torace opera prevalentemente in compressione, limitando la possibilità di espansione selettiva dei compartimenti costali. Il movimento articolare, e in particolare quello della spalla, richiede invece spazio disponibile, inteso come possibilità per le strutture ossee di traslare e orientarsi senza entrare in conflitto.

Quando il torace non riesce a espandersi dall’interno, la scapola perde la possibilità di adattarsi dinamicamente alla superficie costale, vincolando la cinematica gleno-omerale. Il limite non è quindi locale, ma legato alla configurazione del contenitore toracico.


Relazione scapolo-toracica: dipendenza dalla forma del torace

La scapola non è un segmento sospeso nel vuoto, ma un osso che scivola e si orienta sulla superficie della gabbia toracica. La qualità del movimento scapolare dipende quindi dalla curvatura, dall’orientamento e dalla capacità di espansione del torace, in particolare del comparto posteriore.


Quando il torace rimane piatto o cronicamente compresso posteriormente, la scapola perde una superficie curva funzionale su cui adattarsi. In questa condizione, la scapola non riesce a traslare e ruotare in modo efficace, rimanendo vincolata in una posizione di compressione.


La conseguenza non è una “debolezza scapolare”, ma una alterazione della cinematica gleno-omerale: l’omero è costretto a muoversi senza il corretto orientamento scapolare, perdendo qualità di rotazione e aumentando il conflitto articolare. Il limite della spalla è quindi una conseguenza meccanica della forma del torace, non un problema locale di controllo.




Riflesso di compensazione cervicale

Quando il torace non riesce a creare spazio interno e la scapola non dispone di una base adattabile su cui orientarsi, il sistema nervoso è costretto a ricercare stabilità altrove. In questa condizione, il controllo del movimento della spalla viene parzialmente delegato ai muscoli cervicali e del cingolo superiore, che aumentano il loro tono per fornire una stabilità artificiale.


L’attivazione persistente di scaleni, trapezio superiore e muscoli sub occipitali non rappresenta un problema locale del collo, ma una strategia di compensazione per sopperire alla mancanza di supporto toracico. Il collo diventa un punto di ancoraggio prossimale perché il torace non riesce a svolgere la sua funzione di contenitore adattabile. La tensione cervicale è quindi un segnale funzionale di una spalla che tenta di muoversi in assenza di spazio sufficiente nel sistema sottostante.



Il Problema della Gravità e la Colonna d'Acqua


Partiamo da un presupposto fisico: siamo fatti per il 60-70% di acqua e viviamo in un campo gravitazionale.

Il Collasso verso il basso: La gravità spinge costantemente i nostri organi e i fluidi verso il bacino.

La Necessità di Opposizione: Per stare eretti e muoverci, dobbiamo generare una pressione interna che contrasti questa caduta. Se non riusciamo a spingere la pressione verso l'alto, il torace superiore "si sgonfia", perdendo il volume necessario a sostenere la scapola.





Il Principio del Tubetto di Dentifricio (Gestione del Volume)

Immagina il tuo tronco come un tubetto di dentifricio.

Il Bacino come Base: Se vuoi che il dentifricio (la pressione/volume d'aria) arrivi in cima (al torace superiore/spalla), devi spremere dal fondo.

L'Outlet Pelvico Aperto: Molte persone con dolore alla spalla hanno un bacino in antiversione.

In questa posizione, il "fondo del tubetto" è aperto. La pressione "scivola" verso il basso e in avanti, il ventre si gonfia e il torace superiore collassa perché non riceve spinta dal basso.

Il Risultato sulla Spalla: Senza questa spinta verso l'alto, la gabbia toracica si restringe e la scapola "cade" in avanti e in basso, chiudendo lo spazio subacromiale (impingement).


L'Effetto Ugello e la Propulsione dei Fluidi

L'effetto fondamentale consiste nel convertire l'energia di pressione di un fluido (liquido o gas) in energia cinetica. In pratica, quando il fluido passa attraverso una restrizione (la sezione dell'ugello), la sua velocità aumenta mentre la sua pressione diminuisce.


Il Ruolo dei Piedi: Tutto parte dal contatto con il suolo. Sentire il tallone e l'arco plantare permette al cervello di attivare i muscoli profondi (ischiocrurali e pavimento pelvico).


Creare l'Ugello: Quando attivi correttamente il bacino (portandolo in una posizione più neutra), restringi la base del contenitore. Proprio come un ugello (nozzle) restringe il flusso dell'acqua per farla schizzare più lontano e con più forza, un bacino ben posizionato "spara" il volume d'aria e fluidi verso l'alto, dritto nel torace superiore.


L'Espansione Strategica: Questa pressione che sale colpisce la parte interna delle coste e le fa espandere. È questa espansione interna che "solleva" la scapola e crea lo spazio necessario affinché l'omero ruoti senza dolore.


Il Fallimento della Retrazione Scapolare e la Dinamica delle Pressioni

Hartman e PRI analizzano l'errore sistemico di intervenire sulla periferia (la spalla) senza aver stabilito una gestione della pressione centrale (il core e il torace).


Il Paradosso della Compressione Posteriore (Flat Back Syndrome)

Quando un atleta tenta di correggere la postura "tirando indietro" le scapole, induce una contrazione concentrica bilaterale dei romboidi e del trapezio medio.


Conseguenza Biomeccanica: Questa manovra appiattisce la cifosi fisiologica del torace superiore. Una colonna dorsale "piatta" (FlatBack) rimuove la superficie convessa su cui la scapola dovrebbe scivolare.


Effetto sull'Impingement: Senza la curvatura del torace, la scapola si trova letteralmente "incastrata" contro le coste. Questo riduce lo spazio subacromiale invece di aumentarlo, forzando l'omero a urtare precocemente contro l'acromion durante l'abduzione o la rotazione.


L'approccio tradizionale al trattamento del dolore alla spalla spesso si focalizza sull'uso del foam roller e dello stretching intensivo. Tuttavia, queste pratiche possono rivelarsi non solo inefficaci, ma talvolta controproducenti se non inserite in una corretta gestione delle pressioni toraciche.


Il Paradosso della Compressione Esterna

L'utilizzo del foam roller sul gran dorsale o sui pettorali viene solitamente giustificato dalla necessità di "rilasciare" la tensione muscolare. Biomeccanicamente, però, si incorre in un errore di valutazione:


  • Compressione su Compressione: Quando un'area del torace è rigida, spesso è perché si trova già in uno stato di compressione interna (mancanza di spazio d'aria e tessuti in fase concentrica).


  • Riduzione dello Spazio: Applicare una forza compressiva esterna tramite un rullo su una zona già chiusa riduce ulteriormente lo spazio disponibile per l'espansione polmonare e il volume d'aria interno.


  • Illusione del Sollievo: Il beneficio avvertito è puramente temporaneo e dovuto a un'inibizione neurologica del dolore, ma a lungo termine la meccanica respiratoria e articolare peggiora, poiché il sistema perde ulteriore capacità di creare spazio.


Stretching e Instabilità Articolare

Lo stretching della cuffia dei rotatori è un'altra pratica comune che spesso ignora la causa primaria del problema: la posizione del contenitore (il torace).

  • Omero Decentrato: Se la gabbia toracica è deformata o piatta, la scapola non offre una base d'appoggio corretta. Di conseguenza, l'omero non è centrato nella glena.


  • Tessuti in Protezione: In questa condizione, i tessuti della spalla (muscoli e tendini) si contraggono non perché siano "corti", ma per cercare disperatamente di tenere unita l'articolazione e fornire stabilità.


  • Inutilità dell'Allungamento: "Allungare" forzatamente questi tessuti è inutile e potenzialmente dannoso: si sta stirando una struttura che è già sotto stress meccanico a causa di un limite osseo e volumetrico sottostante.


La Soluzione Funzionale: Espansione Volumetrica

Invece di tentare di "mollare" il muscolo dall'esterno, la strategia corretta prevede di agire dall'interno per ripristinare la funzionalità:


  • Riempire lo Spazio: L'obiettivo deve essere quello di "gonfiare" le zone compresse del torace. Questo si ottiene utilizzando una respirazione diaframmatica specifica che sposti il volume d'aria proprio dove manca.


  • Creazione di Spazio Interno: Una volta che l'aria espande le coste dall'interno verso l'esterno, la scapola ritrova la sua superficie curva su cui scivolare e l'omero si ricolloca naturalmente.


  • Rilascio Riflesso: Quando il cervello percepisce che l'articolazione è di nuovo in una posizione sicura e supportata da una pressione interna adeguata, la tensione muscolare superficiale si riduce autonomamente, senza bisogno di interventi compressivi esterni.


Tutti questi argomenti verrann sviscerati nel nostro corso di Mobilità articolare, quindi se vuoi vedere praticamente cosa fare....ti aspettiamo!

 
 
 

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